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L’ultimo saluto a Walter Pauselli, il pilota di Tornado ucciso dal Covid

Oggi, l’ultimo saluto al Generale dell’aeronautica militare Walter Pauselli, deceduto l’altro ieri, all’età di 65 anni nell’ospedale di Città di Castello (Perugia) per complicazioni legate al coronavirus.

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Era un eugubino, era un eroe, era un uomo di estrema bontà e umiltà.

Appassionato della Festa dei Ceri e legatissimo alla sua Città Natale, nel 2005 accese l’Albero di Natale di Gubbio, il più grande del Mondo.

Nel 1991, fu tra piloti super selezionati che parteciparono all’operazione «Locusta», nome in codice dato alla partecipazione dell’Aeronautica Militare alla Guerra del Golfo.

Pauselli pilotò uno degli 8 cacciabombardieri multiruolo Tornado inviati nella base di Al-Dhafra nell’ambito missione multinazionale Desert Shield per liberare il Kuwait dall’invasione irachena.

Ha partecipato a molte missioni e ricevuto numerose decorazioni e incarichi. I suoi ricordi e le sue esperienze come pilota bombardiere sono narrati nel suo libro Convivere con l’adrenalina.

Walter Pauselli lascia la moglie Cristiana, le figlie Sara, Tiziana e Valentina, la sorella Donatella e il fratello Giampaolo.

Lascia un vuoto incolmabile e tanta amarezza per una morte provocata da uno «stupido virus».

Ernesta Cambiotti

Sono una donna libera e dalla personalità controversa. Scomoda e odiata perché amo la verità e aborro l’ipocrisia. Sono una specie di “Giano” moderna: lo sguardo sul passato e lo sguardo sul futuro. Il passato non ci ha insegnato nulla e se non corriamo ai ripari il futuro sarà una vera catastrofe. Nata a Gubbio, ho negli occhi e nel cuore la natura e la storia dell’Umbria. Commercialista e pubblicista. Impegnata nel sociale, animalista e ambientalista. Ho lunga e travagliata esperienza politica che mi ha portato a considerare gran parte dei politici, a prescindere da schieramento e ideologia, come opportunisti e portatori di interessi diversi, spesso non coincidenti con il bene comune. Sono in campo ogni giorno con tutti e contro tutti, con la speranza che forse in fondo a ognuno di noi sia sopravvissuta un po’ di umanità.